mercoledì 22 maggio 2013

IL SEGRETO DI UNA COMUNICAZIONE EFFICACE



“Storiella inglese…
Una famiglia inglese, in gita di piacere, visita una graziosa casetta di proprietà di un pastore protestante, che sembra particolarmente indicata per le prossime vacanze estive.
Ritornati a casa ricordano però di non aver visto i servizi, e indirizzano al pastore la seguente lettera: "Egregio Sig. Pastore, siamo la famiglia che alcuni giorni addietro ha contrattato l'affitto della casetta in campagna, ma non avendo visto il W.C. voglia cortesemente illuminarci in proposito. Grazie e distinti saluti."
Ricevuta la lettera, il pastore equivocò sull'abbreviazione W.C. e credendo che lo stagionale inquilino si riferisse alla Cappella Anglicana chiamata Welles Chapel,  pervaso da fervore religioso, così rispose: "Gentile Signore, ho molto apprezzato la sua richiesta, ed ho il piacere d'informarla che il luogo che le interessa si trova a circa 12 km dalla casa, il che è molto scomodo soprattutto per chi è abituato ad andarci con frequenza.
Chi ha l'abitudine di trattenersi molto per la funzione, è bene che si porti da mangiare, così potrà restare sul luogo tutto il giorno. Il posto si può raggiungere a piedi, in bicicletta e in macchina; è preferibile andarci per tempo per non rimanere fuori e disturbare gli altri. Nel locale c'è posto per 30 persone a sedere e 100 in piedi.
I bambini siedono accanto agli adulti, e tutti cantano in coro. All'entrata a ognuno viene consegnato un foglio, e chi arriva in ritardo può servirsi del foglio del vicino. I fogli devono essere utilizzati anche le volte successive per almeno un mese. Vi sono amplificatori per i suoni affinché si possano udire anche dall'esterno. Vi sono inoltre fotografi specializzati che scattano fotografie nelle pose più disparate in modo che tutti possano vedere queste persone in atto tanto umano. Tutto quanto si raccoglie viene poi dato ai poveri.
Distinti saluti, il vostro amico Pastore.”


Ho trovato formidabile questa storiella, tanto simpatica quanto nella realtà cosi tante volte ci capita di capire fischi per fiaschi e portare avanti discussioni, a volte facendole anche degenerare, solo perché non ci siamo posti nessun dubbio su quello che il nostro interlocutore ci stava dicendo.

E' sempre la mia interpretazione quella corretta?

Uno dei presupposti della PNL è che LA MAPPA NON È IL TERRITORIO.
Se sei un appassionato di PNL, avrai sicuramente sentito questa frase un’infinità di volte.
Ma cosa significa esattamente?


Semplicemente che noi traduciamo continuamente la realtà che ci circonda in rappresentazioni interne che costituiscono la nostra mappa soggettiva.

Questa mappa è solo nostra, nessuno può averla uguale, infatti a sua volta, un'altra persona avrà interpretato la stessa cosa a modo suo (in un'altra mappa) e cosi via per tutte le persone.

Per esempio, se io ti parlassi del mio cane e ti dicessi che ogni mattina andiamo insieme a fare una passeggiata, tu che idea ti sei fatto del mio cane?
Di che colore è?
Di che taglia è?
Ha il pelo lungo?

Se faccio questa domanda a più persone, qualcuno mi potrebbe rispondere che è bianco a pelo corto e piccolo, qualcun altro che è nero a pelo lungo e grande, un altro che è bianco,pelo lungo e piccolo…
E tu come lo hai visto?
Io non ti ho dato nessun dettaglio ma tu, finchè leggevi che ogni mattina passeggiamo insieme, lo hai visualizzato.
Come hai fatto a decidere se era bianco/nero, pelo lungo/corto, grande/piccolo?

In base alle tue percezioni interne e alle tue esperienze passate.

Capisci? Sono le tue esperienze soggettive che creano la tua mappa del mondo.

Considerare solo le nostre sensazioni e l’interpretazione della nostra mappa del mondo è sicuramente molto limitativo in quanto non ci permette di capire e comunicare bene con gli altri.

La nostra mappa del mondo si costruisce grazie alle informazioni che raccogliamo attraverso i cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) denominati in programmazione neuro linguistica filtri rappresentazionali VAK:

V= CANALE VISIVO
A= CANALE AUDITIVO
K= CANALE CINESTESICO (raggruppa gusto, tatto, olfatto e sensazione ed emozioni).

Attraverso i canali percettivi tutti noi filtriamo le informazioni che ci arrivano dall’esterno e costruiamo la nostra mappa del mondo.

Ognuno di noi, sia per organizzare i dati nella propria elaborazione interna, sia per comunicare con gli altri utilizza in modo predominante uno o due filtri rappresentazionali.

Non è sempre facile individuare quale canale percettivo viene utilizzato dal nostro interlocutore ma con un po’ di attenzione, capacità di ascolto e pratica puoi riuscire a dialogare nel suo “linguaggio rappresentazionale”
Cosa vuol dire?
Che se lui ti parla in modo “visivo” anche tu, per essere compreso, dovrai parlagli in modo “visivo”.

Innanzitutto una delle prime cose su cui potrai fare pratica è prestare attenzione alle parole che usa il tuo interlocutore, perché queste rispecchiano il suo “linguaggio rappresentazionale”.

Per cui se una persona è tendenzialmente VISIVA, uso tendenzialmente perché NESSUNO è sempre visivo/auditivo/cinestesico, non è un’etichetta che ci attacchiamo addosso e che resta costante. Dobbiamo sempre prestare attenzione nell’ascolto, quando interagiamo con il nostro interlocutore, proprio perché sarà lui, in ogni istante a fornirci la sua mappa del mondo relativa a quel momento. Se una persona è tendenzialmente visiva userà determinate parole, se è uditiva ne userà altre.

Vediamo insieme questo esempio che ci può far capire meglio:


Una coppia sta parlando e lei dice:
“Non mi ami più, non mi dici mai TI AMO!!!”
E lui risponde: “Come non ti amo più …ti regalo sempre dei fiori per dimostrarti il mio amore.”
E lei: ”No no, tu non mi ami più, non me lo dici mai!”


Avrai intuito che lei, filtra il suo sentirsi amata quando si sente dire Ti amo, mentre il suo compagno vuole dimostrare, far vedere il suo amore.
Anche se lui le regala costantemente fiori lei continuerà a non sentirsi amata semplicemente perché essendo lei “uditiva” ha bisogno di parole e non di oggetti.
Il semplice sentirsi sussurrare Ti amo la renderà felice perché nella sua mappa del mondo lui parla la stessa lingua e lei si sente compresa.

Ecco perché, soprattutto in determinate dialoghi, è importante prestare attenzione alla scelta delle parole della persona che abbiamo davanti. E’ una fonte importante, che ci fornisce indicazioni molto precise.

Inizia già da ora ad avvicinarti alla mappa del mondo delle persone con le quali interagisci e vedrai come miglioreranno le tue relazioni.

E’ un po’ come se dovessi parlare con una persona di un altro stato…se conosci la sua lingua vi spiegherete meglio!

E ricorda, come ogni cosa nuova, è necessario fare pratica!

Raccontami poi i cambiamenti positivi che già da subito potrai notare nella tua vita.


Renata



domenica 5 maggio 2013

MIGLIORA IL RAPPORTO CON GLI ALTRI


Quante volte hai criticato gli altri per il loro comportamento?

Quante volte hai giudicato ritenendo che quello che facevi tu era giusto e quello che facevano gli altri era sbagliato?

Quante volte sei stato male imputando il tuo malessere/disagio ai comportamenti altrui?

E se tutto questo non fosse la verità?

E se ci fosse un modo diverso per analizzare i nostri conflitti interni?

Quello che vorrei proporti oggi è un metodo, ideato e sperimentato con notevole successo da Byron Katie, che si chiama The Work.
È tanto semplice da fare, quanto illuminante e utile per analizzare le situazioni in un’ottica diversa.
Byron Katie pone quattro domane che, applicate a un problema specifico, consentono di vederlo sotto una luce completamente diversa,  permettendo ad ognuno di rendersi conto che l’origine di ogni problema risiede nei propri pensieri e che, una volta compreso, è facile cambiare.

Ti riporto il suo schema, tratto dal libro “Amare ciò che è – 4 domande che possono cambiare la tua vita” 

Prendi carta e penna e mettiti subito all’opera.

Pensa alla situazione stressante o alla persona che ti fa arrabbiare e rispondi alle seguenti 4 domande:

1. Chi ti fa arrabbiare, ti frustra, ti confonde e perché?

Io sono [arrabbiato, frustrato, confuso….] con [nome] perché è [……..]
Esempio: Io sono amareggiata con Paul perché non mi ascolta.

2. Come vuoi che cambi questa persona? Cosa vuoi che faccia?

Voglio che [nome]……………….
Esempio: voglio che Paul mi dia tutta la sua attenzione e sia attento ai miei bisogni.

3. Che cosa dovrebbe o non dovrebbe fare, essere, pensare o provare? Che consigli potresti offrirgli/le?

[nome] dovrebbe/non dovrebbe……….
Esempio: Paul non dovrebbe guardare troppa televisione.

4. Cosa hai bisogno che questa persona faccia, per renderti felice?

Ho bisogno che [nome] ………….
Esempio: ho bisogno che Paul mi ascolti. Ho bisogno che rispetti le mie opinioni.

5. Che cosa pensi di questa persona/situazione? Fai una lista.

[nome] è ……………
Esempio: Paul è incurante degli altri. Paul è infantile. Paul è ingiusto.

6. Quali esperienze non vuoi più avere con questa persona/Cosa non vuoi mai più provare riguardo a quella situazione?

Non voglio mai più ……….
Esempio: non voglio mai più vivere con Paul se non cambia. Non voglio più litigare con Paul.

Ora, per ogni tua risposta precedente, poniti le quattro domande e il rigiro.

1. È vero?
2. Puoi sapere con assoluta certezza che è vero?
3. Come reagisci, cosa succede, quando credi a questo pensiero?
4. Chi saresti senza il pensiero?
poi
rigira il pensiero e trova almeno tre esempi specifici e sinceri di come ogni rigiro è vero nella tua vita.

Quindi nel nostro esempio:

1. È vero? (si o no. Se no, passa alla 3) “È vero che Paul non mi ascolta?” – e aspetta in silenzio che la risposta venga dal profondo

2. Puoi sapere con assoluta certezza che è vero? “Posso sapere con assoluta certezza che Paul non mi ascolta? Posso davvero sapere se qualcuno mi ascolta o no? Ascolto io a volte, anche quando sembra che non ascolti?”

3.Come reagisci, cosa succede, quando credi a questo pensiero? Come reagisci quando pensi che Paul non ti ascolti? Come lo tratti? Fai una lista. Ad es. “Gli lancio un’occhiataccia, lo interrompo, alzo la voce, mi irrito…”  e nota tutti gli effetti del credere al pensiero “Paul non mi ascolta”.
·         Quel pensiero porta pace o stress nella tua vita?
·         Che sensazioni fisiche ed emozioni sorgono quando credi a quel pensiero?
·        Come tratti quella persona, te stesso e gli altri in quella situazione quando credi     a quel pensiero?

4. Chi saresti senza quel pensiero? Ora chiudi gli occhi. Visualizzati in presenza di [nome] in quella situazione. Immagina di guardare [nome] per un momento, senza il pensiero “voglio che…”. Cosa vedi? Come sarebbe la tua vita senza quel pensiero?

5. Rigira il pensiero. Le affermazioni posso essere rigirate a te stesso, all’altro e al loro opposto.
L’affermazione originaria: “Paul non mi ascolta” rigirata potrebbe diventare:
“io non ascolto Paul”. È altrettanto vero o più vero per te? Stai ascoltando Paul quando pensi che lui non ti stia ascoltando?
Un altro rigiro è “io non ascolto me stessa”
Un terzo è “Paul mi ascolta” 
Per ognuno dei rigiri trova almeno 3 esempi specifici e sinceri di come questo rigiro è vero nella tua vita.

Il rigiro è la parte in cui prendi quello che hai scritto sugli altri e guardi se è altrettanto vero, o più vero, applicato a te stesso. Finché pensi che la causa dei tuoi problemi sia “là fuori”, finché pensi che qualcuno o qualcosa sia responsabile della tua sofferenza, continuerai a vivere nel ruolo di “vittima”.

Rifletti: quello che stai sentendo è il risultato del comportamento di [nome] o dei tuoi giudizi sul suo comportamento?

I rigiri sono le tue ricette per la salute, la pace e la felicità.
Riesci a somministrare a te stesso la medicina che hai sempre prescritto agli altri?
Rivolgi a te stesso i suggerimenti che dai agli altri. Noterai che non sempre siamo in grado di mettere i pratica i consigli che molto facilmente dispensiamo. Quando si scopre di essere uguali alla persona che si era giudicata si vede che in fondo tutti facciamo del nostro meglio nella situazione in cui ci troviamo.
Ecco che in quest’ottica la percezione cambia completamente e i tuoi rapporti con gli altri miglioreranno sensibilmente perché tu sarai migliore.

Io ho sperimentato più volte questa tecnica, anche qualche giorno fa, quando, non riuscendo a capire il comportamento di una persona continuavo ad attribuirle “colpe” che in realtà non aveva (il rigiro è stato sorprendente!)
Proprio per questo ho pensato di proportela, perché, se già non la conoscevi, è un’ottima occasione per mettersi in gioco.

Pensa come sarà bello, una volta capito il segreto di “The work”, migliorare istantaneamente il rapporto con le persone che ti circondano e iniziare ad accettare la realtà così com’è, senza essere condizionati dai nostri pensieri, perché, come dice Byron Katie, “Quando sei in conflitto con la realtà perdi, ma solo il 100% delle volte.”
Testa, prova, sperimenta e scoprirai come è facile cambiare i film depotenzianti che proiettiamo continuamente nella nostra mente.

Buona scoperta!

Renata



Tratto da “Amare ciò che è – 4 domande che possono cambiare la tua vita” di Byron Katie e Stephen Mitchell, edizioni Il Punto d’Incontro e liberamente adattato anche con gli esempi riportati nel sito www.thework.com